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Tradizioni, Usi, Leggende e Miti Come i racconti dei nonni, storie vere o fantasiose per conoscere meglio la nostra bella terra

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Vecchio 02-10-09, 22:08   #1
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Predefinito Leggenda: Il Castello di Azzurrina

A pochi chilometri dal mare a dal fragore della città di Rimini, su una piccola rocca che sovrasta le terre di Marche e Romagna si erge un castello dai mille segreti. Uno fra tutti continua a richiamare i viaggiatori tra le sue mura, il segreto ha un nome, il dolce nome di Guendalina.

Il 21 giugno del 1375 Guendalina Malatesta, soprannominata Azzurrina per il colore dei suoi capelli, scompare nei meandri del castello di Montebello di Rimini. La piccola, figlia di Ugolinuccio e Costanza Malatesta, aveva solo sei anni, e giocava con la sua palla di pezza in giro per il castello sorvegliata da due guardie. Da allora, ogni cinque anni, la notte del solstizio d’estate nei corridoi si sente il flebile suono della sua voce.

Guendalina è una bambina. Guendalina è una bambina albina. Guendalina vive nel 1375. E nel medioevo è sufficiente avere i capelli bianchi o rossi per essere considerate creature del demonio. Guendalina è una bambina albina e ha la sfortuna di vivere in un tempo in cui basta una capigliatura candida per essere bollate come streghe. E come streghe imprigionate, torturate e messe al rogo.
Ugolinuccio Malatesta, ama sua figlia più di ogni altra cosa e preferisce vederla prigioniera nel suo castello piuttosto che gettata in qualche segreta in attesa della morte. Perché è questa la sorte crudele cui è destinata la sua bimba con i capelli di neve.
Ugolinuccio cerca in tutti i modi di proteggere il suo tesoro. Incarica due delle sue guardie di garantire l’ incolumità di sua figlia. Ma la scorta non basterebbe a salvarla dai pregiudizi. E allora affida allo speziale il compito di preparare una tintura per capelli della piccina per nascondere quelle chiome candide alla curiosità di occhi indiscreti.
La rudimentale tintura realizzata con un intruglio di erbe dona ai capelli di Guendalina un riflesso azzurrastro, che le vale il soprannome di Azzurrina.
Per Azzurrina la sua casa, la fortezza, è il suo rifugio. Passa le sue giornate tra il borgo e il castello guardata a vista dalle sue guardie ma una sera di giugno, il 21 giugno del 1375, mentre la piccola gioca con la sua palla, accade la tragedia.




Una palla di pezza per amica

Solo una palla a farle compagnia, una palla fatta di stracci, ma Guendalina ha sei anni ed è felice. Felice anche quando un forte temporale la costringe a spostare i suoi giochi all’interno del castello. La piccola gioca con la sua palla, la fa rotolare, la getta in aria e la riprende a volo, finché le sfugge dalle mani e scivola via per la ripida discesa, e continua la sua corsa giù per gli scalini che conducono ai sotterranei e ai locali destinati alla conservazione dei cibi.
Azzurrina la insegue. Scende le strette e lunghe scale che conducono alla ghiacciaia. Gli uomini che la sorvegliano non si preoccupano di seguirla. Quella è una strada senza uscita.
Tutto succede in un attimo: una corsa, un grido e poi più nulla.
Le guardie richiamate dall’urlo, accorrono nel sotterraneo. Della piccola non c’è più nessuna traccia. Nell’angolo in fondo solo una palla. Guendalina è scomparsa nel nulla.
Al suo rientro al castello, Ugolinuccio Malatesta non trova più la sua bambina. Accecato dalla disperazione, condanna a morte i due uomini. La storia raccontata dai due armigeri non lo convince. Fa cercare la sua piccola ovunque, tra sotterranei, nei boschi, in paese. Azzurrina non si troverà mai più.
Da quel giorno, ogni cinque anni tra le mura del castello si sentono riecheggiare i suoni di quella notte: i tuoni, il rotolare della palla e il pianto della bambina che invoca il nome della mamma.



Il medium


La misteriosa scomparsa non è una favola, ma un fatto realmente avvenuto, narrato in una cronaca del’600 custodita nella biblioteca del castello.
Nasce così la leggenda di Azzurrina, la bimba che da quel lontano 1375 continua ad abitare le stanze del Castello di Montebello.
In un’eco tra il pianto e il riso la sua voce giunge fino a noi attraverso le registrazioni effettuate dalle troupe televisive della Rai nel 1990 e nel 1995 e analizzate dal Laboratorio interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica di Bologna.
Ancora oggi Azzurrina continua a farsi sentire, nella notte del solstizio d’estate, attirando i visitatori tra le mura del suo castello, oggi proprietà della famiglia dei conti Guidi di Bagno.
La versione della storia che viene offerta ai visitatori resta quella dei due testimoni della tragedia, i due soldati addetti alla scorta della bambina.
Ma alcuni anni fa un medium, durante una seduta tenutasi nel castello, si è messo in contatto con lo spirito di Azzurrina, la quale ha finalmente raccontato gli avvenimenti di quella notte.

Fu un incidente. Guendalina, nel rincorrere la palla, cascò dalle scale e morì sul colpo. I due guardiani accorsero troppo tardi e trovarono la bambina ormai senza vita. Temendo una terribile punizione, essendo i responsabili dell’incolumità della figlia del loro signore, occultarono il cadavere, seppellendolo nel giardino e raccontando poi a tutti la versione della leggendaria sparizione.
Al suo rientro, Ugolinuccio Malatesta fece condannare i due sventurati a morte. Se solo non fosse stato accecato dal dolore, forse avrebbe potuto almeno piangere sulla tomba del suo piccolo tesoro.
Oggi Azzurrina si dice felice e vuole continuare a vivere dentro l’amato Castello di Montebello, assieme ai suoi amici di ieri e di oggi



(segue)

Ultima modifica di shafir; 02-10-09 alle 22:13.
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Vecchio 02-10-09, 22:12   #2
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Predefinito Il Castello di Azzurrina - Visita al castello

Visita al castello

Nel 1989 grazie agli attenti interventi di restauro il castello è stato restituito agli antichi splendori. Proprio in quegli anni fu istituita la visita notturna alla Rocca unica nel suo genere in Italia che nasce come sfida nei confronti di coloro che, scettici e non verso le “Fenomenologie Anomale”, la definivano come puro e semplice evento turistico o ancor peggio operazione commerciale.
Non fu così. Dopo soli due anni dal suo esordio la visita di notte al castello si confermò un evento che andava ben oltre la pura e semplice suggestione narrativa.
L’ambizione della visita notturna era quella di: “Sperimentare il risultato di un contatto, in ambiente chiuso, tra gruppi eterogenei di persone e percezioni anomale”.
Dalle prime registrazioni, effettuate dalle troupe televisive della Rai nel 1990 e nel 1995 e analizzate dal Laboratorio interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica di Bologna, ad oggi, la ricerca ha appena posto in atto le sue basi, e la visita notturna al Castello di Montebello potrebbe rappresentare, per molti se non per tutti, una delle esperienze più singolari che possano capitare nella vita.
Ma la storia non finisce qui, bisogna precisare che Azzurrina è solo una delle presenze registrate tra le mura del Castello. In occasione dei restauri della Rocca, infatti, dagli stessi sotterranei che videro la scomparsa di Guendalina affiorarono nuovi misteri.
Le gallerie murate in periodo rinascimentale per proteggervi i “tesori” dai nemici furono riaperte quasi tutte, tutte tranne una, che passa proprio sotto due stanze della parte signorile nelle quali sono state percepite presenze e sensazioni molto intense.
Il sotterraneo è stato murato in epoca molto antecedente agli altri, tanto che le pareti di chiusura sono a loro volta entrate a far parte della struttura del castello, a seguito dei cambiamenti avvenuti nei secoli. Non è stato possibile riaprire la galleria in quanto tale operazione metterebbe a rischio la stabilità della struttura, ma è stato invece possibile, tramite delle sonde, verificare la presenza di diversi oggetti antichi i quali forse agevolerebbero il manifestarsi delle presenze in maniera molto chiara in quelle particolari stanze.
Uno dei due ambienti era l’antica sala da pranzo dei Guidi dove a tutt’oggi vi si trova l’originale tavolo di legno. Fino ad alcuni anni fa, le guide permettevano che i visitatori appoggiassero le mani sul piano e una grande percentuale di questi asseriva di sentire una vibrazione di energia.
La seconda stanza che si trova sopra il sotterraneo ha un soppalco a ferro di cavallo. Le guide raccontano che quattordici anni fa il custode stava pulendo il pavimento quando si é sentito osservato e, guardando sul muro, ha visto l’ombra di una seconda figura.
Al momento ha pensato ad un ladro ma, voltandosi, si é trovato davanti ad una figura femminile di consistenza eterea che camminava con i piedi contro il soppalco e a testa in giù, con i capelli che sfioravano il pavimento. Quasi a dimostrare al custode che non sia stato solo un sogno, sotto il soppalco sono rimaste orme di piedi nudi ancora vivide nonostante l’accurata pulizia del legno, per poi affievolirsi gradualmente nel corso dei quattordici anni trascorsi. Ora ce ne sono solo poche parzialmente visibili.
Lasciando le stanze della residenza Guidi e passando all’esterno per il cammino di ronda dei soldati, si arriva alla fortezza.
Ed è qui che un oggetto antico mille anni racconta la sua storia. Si tratta di una cassapanca il cui schienale é costituito da una tavola di legno dipinto che ancora oggi mantiene i colori inalterati.
Un antenato della casata Guidi lo portò dall’Asia come bottino dalla prima crociata.
Raffigura una donna incinta sdraiata sotto una tenda da nomadi, su uno sfondo rosso che pare sangue. Presso la tribù di appartenenza costituiva una sorta di altare sacrificale per il controllo delle nascite: quando era stato raggiunto il numero massimo di bambini che potevano nascere in un anno nella tribù, le partorienti “in esubero”, con l’arrivo delle prime doglie, venivano sdraiate sulla tavola con le gambe incrociate e legate e venivano lasciate lì per tutto il tempo del parto, che ovviamente non poteva avvenire, finché dopo un’atroce agonia madre e figlio morivano.
La tavola già a prima vista appare magnetica, trasuda energia, quasi abbia incamerato la vita delle molteplici vittime che ha ospitato. Le guide del castello raccontano che molti visitatori, appena entrano nella stanza della torre e ancor prima di sapere della presenza della tavola, si sentano male, anche fino allo svenimento.
E’ notte fonda e la visita è finita non rimane che andare a riposare e a riflettere su cosa quest’affascinante luogo è riuscito a lasciare.


Fonte web: Gialli.it
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