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Vecchio 09-11-10, 18:38   #1
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"HAINA" Fiaba del Marocco

Una bellissima fanciulla di nome Haina, fidanzata con un bel giovane del suo paese, un giorno ando’ raccogliere legna nel bosco con le sue amiche. Mentre raccoglieva i rami secchi, vide a terra un mortaio d'oro. Subito penso’ di prenderlo perche’ era molto bello e prezioso e lo mise da parte per portarlo a casa: aveva in mente di venderlo e di ricavarne tanti soldi. Quando fu l'ora di fare ritorno a casa, lo prese e si accorse che era molto pesante. Decisa nel suo intento, s'incammino’ con le amiche ma faticava molto a tenere il passo. Le ragazze cercarono di dissuaderla dal suo intento , ma lei a tutti costi volle portarlo con se’. Rimase sempre piu’ indietro e, ad un certo punto, non vide piu’ nessuno e si trovo’ da sola. A questo punto dal mortaio usci’ un diavolo che le disse di volerla sposare e le ordino’ di seguirlo nella sua casa tra le montagne. Quando il fidanzato si accorse che non Haina non era tornata, parti’ alla sua ricerca, ma nel bosco non c'era alcuna traccia di lei. Cammino’ in tutte le direzioni finche’ arrivo’ alle montagne dei sette colori e chiese alla prima montagna se avesse per caso visto la sua ragazza, ma questa gli rispose di no. Poi chiese alla seconda e poi alla terza e cosi’ via, ma ne’ la montagna gialla, ne’ quella arancione, ne’ quella rossa, ne’ quelle di altri colori avevano notizie da dargli. Fu la montagna marrone ad informarlo che la sua ragazza era stata portata a casa del diavolo, nella montagna nera. Aggiunse pero’ di fare molta attenzione perche' se il diavolo l'avesse riconosciuto, se lo sarebbe mangiato. Allora il giovane prese una pelle di mucca, si travestì per non farsi riconoscere e sali' sulla montagna nera. Vide la ragazza stava che pettinando i capelli del diavolo. Di nuovo fece ritorno alla montagna marrone. Questa gli consiglio’ di prendere molto sale e un ago; infatti il diavolo non sopportava il sale e con l'ago avrebbepotuto ucciderlo. Il giovane torno’ alla montagna nera e vide il diavolo che si era addormentato, allora gli butto’ il sale negli occhi, prese Haina e fuggi’. Quando il diavolo si sveglio’, senti’ i suoi occhi bruciare urlo’ dal dolore, poi si rese conto che la ragazza non c'era piu’ e corse come un pazzo fuori dalla montagna. Vide i due fuggiaschi all'orizzonte e cerco’ di raggiungerli; quando fu vicino a loro, il giovane butto’ dell'altro sale che mise ancora una volta il diavolo in difficolta’. Quando ebbe finito il sale, getto’ l'ago e il diavolo mori’. I due giovani tornarono finalmente al loro paese, si sposarono e vissero felici e contenti.
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Vecchio 09-11-10, 18:42   #2
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"L'UCCELLO DI FUOCO" Fiaba russa

Una notte, nel giardino incantato di Kaschchei, il gigante immortale dalle dita verdi, arrivo’ il giovane principe Ivan Tsarevich che inseguiva un magico uccello di fuoco. L’uccello stava svolazzando intorno ad un albero dalle mele d'oro quando il principe si avvicino’ furtivamente e catturo’ l'uccello approfittando del buio provocato da una nuvola che stava nascondendo la luna . Il povero uccello comincio’ a implorare il principe di lasciarlo libero, offrendogli in cambio della sua liberazione una penna di fuoco e promettendogli di volare in suo aiuto in caso di bisogno. Il principe si impietosi' e lo libero'. Poco dopo, dal castello di Kaschchei, uscirono tredici bellissime fanciulle che si avvicinarono all'albero dalle mele d'oro. E mentre giocavano e ridevano fra loro al chiaro di luna, apparve il principe. In un primo momento si intimorirono un po', ma poi capirono che non voleva far loro del male e lo invitarono a giocare con loro. Il principe fece ballare tutte le ragazze, pero’ si innamoro’ della piu' bella tra di loro . Le ragazze, che erano delle principesse, raccontarono allora al principe di essere state imprigionate dal mostro Kaschchei e che dovevano assolutamente rientrare nel castello prima dell'alba. Sentita la loro storia, Ivan decise di seguirle e di entrare con loro nel castello per aiutarle a fuggire . E fece cosi’, nonostante le ragazze gli avessere detto che il mostro pietrificava chiunque tentasse di liberare le sue prigioniere. Appena entrato nel castello, una schiera di orribili mostri si mise innanzi al principe e lo fece prigioniero. Mentre stava per essere pietrificato, Ivan si ricordo’ dell'uccello di fuoco e della promessa fattagli : prese cosi’ la piuma magica di fuoco e lo chiamo’ in suo aiuto. L'uccello , al richiamo del suo amico, accorse subito e rivelo’ al principe il segreto dell'immortalita’ di Kaschchei: per uccidere il mostro era necessario distruggere lo scrigno-uovo in cui la sua anima era racchiusa. Nel frattempo, l’uccello blocco’ l'incantesimo trascinando i mostri guardiani in una danza vorticosa che li stordi’ al punto che persero il controllo della situazione. Con un'altra magia, fece loro ascoltare una dolce ninna nanna che calmo’ la loro aggressivita' e li fece addormentare di un sonno profondo. In questo modo il principe Ivan pote’ tranquillamente rompere lo scrigno-uovo provocando la morte del gigante e la fine dell'incantesimo. Pote' cosi' sposare Zarievna, la più bella delle principesse prigioniere, con la quale venne portato in trionfo.
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Vecchio 09-11-10, 18:45   #3
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"Perchè la gallina gratta la terra" Africa

Molto tempo fa, la gallina e il falco erano grandi amici. Un giorno la gallina era andata a trovare il falco, che in quel momento stava giocherellando con un sasso colorato. La gallina disse: "Che bello, sai che piacerebbe molto ai miei bambini?". "Se vuoi te lo presto, cosi' potrai portarlo a casa e farci giocare i tuoi figli" propose gentilmente il falco. "Ma stati attenta a non perderlo perche' mi piace e ci tengo molto" aggiunse. La gallina prese il sasso e lo porto' a casa sua. I pulcini apprezzarono il regalo e giocarono per ore con la bellissima pietra. Poiche' non sapevano dell'accordo con il falco, i piccoli lo nascosero in una buca. "Cosi' lo potremo trovare solo noi", pensarono. Purtroppo si scordarono dove l'avevano messo. Quando il falco ando' a trovare la gallina, chiese se poteva riavere il sasso. "Certo, lo vado a chiedere ai miei bambini", disse la gallina. Ma nessuno sapeva dove era finito. La gallina si mise a grattare la terra, mentre il falco sempre piu' nervoso stava ad aspettare. Aspetto' molto tempo, poi si arrabbio'. Il falco disse alla gallina: "Poiche' sono i vostri pulcini che hanno perso il mio sasso, tornero' qui ogni giorno a prendere uno del vostri piccoli fin quando riavro' il mio sasso". E cosi' dicendo, aggunato' un pulcino e lo porto' con se'. Da allora, il falco torna sempre a prendersi un pulcino e la gallina gratta ovunque per terra, senza mai trovare il sasso colorato perso dal falco.
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Vecchio 09-11-10, 18:48   #4
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"La ragazza del melone" Giappone

C'erano una volta una coppia di anziani coniugi, senza figli. Un giorno la moglie ando' a fare il bucato in un ruscello e vide galleggiare un bellissimo melone. Decise di portarlo a casa e di dividerlo con il marito. Quando lo aprirono, videro che dentro c'era una neonata. Ne furono felici, perche' avevano sempre desiderato avere dei bambini per casa. Passo' del tempo e la bambina crebbe e divento' una bellissima ragazza. Era rispettata da tutti perche' era gentile e generosa
La ragazza si era fidanzata con il figlio del signore di quella zona. Nella foresta viveva un'orchessa, gelosa della felicita' della figlia del melone. Un giorno che i genitori si erano allontanati e la ragazza era sola in casa, l'orchessa si presento' alla sua porta. La ragazza le apri' e l'orchessa la chiuse in una caverna profonda e poi prese la sua forma. Ma i genitori si accorsero che c'era qualcosa che non andava nella loro figlia: era scontrosa, non aveva dato da mangiare al suo Neko, il gatto di casa, e lo trattava male, e non parlava del suo principe.Il gatto, il piu' astuto di tutti, aveva capito tutto. Si allontano' e ando' nella foresta. La ragazza era molto amica dei Tanuki, i tassi della foresta. Neko chiese se sapessero dove fosse e i Tanuki gli indicarono la caverna. Cosi' il gatto la libero'. E l'orchessa fuggi' inseguita dagli animali che la cacciarono dalla foresta per sempre.
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Vecchio 09-11-10, 18:57   #5
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"Hailibu" Mongolia

Tanto e tanto tempo fa c'era un giovane cacciatore di nome Hailibu. Era d'indole buona e generosa, sempre pronto ad aiutare gli altri. Quando tornava dai monti e dai boschi con qualche preda la divideva generosamente con i suoi vicini. Era amato e benvoluto da tutti. Un giorno andò a caccia sui monti. Mentre s'inoltrava nel folto della foresta vide ai piedi di un albero un cucciolo di lupo bianco che dormiva pacifico. Passò oltre senza fare rumore per non disturbarlo. Un attimo dopo un'aquila piombò ai piedi dell'albero afferrò il lupo col becco e volò via veloce. Il cucciolo gridava disperato "Aiuto! Aiuto!". Hailibu prese rapido una freccia, tese il suo arco e la scoccò per colpire l'aquila che già stava alzandosi in volo nel cielo. L'uccello colpito vacillò, ondeggiò nell'aria e lasciò cadere il piccolo lupo bianco. Hailibu appena lo vide sano e salvo per terra, gli disse: "Tu, piccola creatura! Corri a casa dai tuoi!". Il lupo mosse in qua e in là la testa in segno di gratitudine e scomparve fra le foglie e l'erba del sottobosco. Hailibu continuò per la sua strada. Il giorno dopo, mentre passava per il medesimo posto, Hailibu vide un piccolo lupo bianco che gli veniva incontro sullo stesso sentiero, seguito da un gruppo da altri lupi del medesimo tipo. Stupito, stava per spostarsi per lasciarli passare quando il piccolo lupo bianco disse rivolto a lui: "Salute a te, mio salvatore! Tu certo non mi riconosci, io sono la figlia del re dei lupi. Ieri mi hai salvato la vita. I miei genitori mi hanno mandata qui per invitarti nella nostra casa in modo che essi possano esprimerti la loro gratitudine". Il piccolo lupo bianco continuò: "Quando sarai là non accettare nessuno dei regali che essi vorranno offrirti, chiedi solo la pietra preziosa che mio padre tiene sempre in bocca. Se l'avrai e la terrai in bocca, potrai capire il linguaggio di tutti gli animali della Terra. Sta' attento, però: non dovrai mai raccontare a nessuno quello che tu ascolterai dagli animali, altrimenti il tuo corpo si trasformerà in pietra e morirai!". Hailibu annuì e seguì il piccolo lupo bianco. S'inoltrarono in una grande valle, lungo un sentiero che li condusse davanti a una grande porta; allora il piccolo lupo bianco disse: "I miei genitori ti stanno aspettando, usciranno ad accoglierti". Infatti, mentre parlava, il re dei lupi uscì e lo salutò con molto rispetto: "Tu hai salvato la vita alla mia figliola. Ti ringrazio di cuore. Dietro questa porta sono custoditi tesori di valore inestimabile, vorrei mostrarteli; prendi ciò che più ti piace". Con queste parole condusse Hailibu dentro la casa. Le sale erano tutte piene di gioielli, ori e pietre preziose, perle, brillanti e giade in quantità enorme. Il re dei lupi lo portava da una sala all'altra mostrandogli compiaciuto tutte quelle ricchezze; Hailibu guardava ma non sceglieva nulla. Alla fine, dopo essere passati per decine e decine di stanze, il re dei lupi con grande imbarazzo, disse: "Nessuno degli oggetti preziosi che hai visto è di tuo gradimento? Non ti piace nulla?" Hailibu rispose: "Maestà sono tutti stupendi e certo di valore inestimabile, ma servono solo come ornamento e per bellezza. A un cacciatore come me non servono a nulla . Se vostra maestà desidera davvero farmi un regalo che sia per me utile e prezioso, mi dia la pietra che consuma nella bocca". Il re dei lupi rimase stupito, pensò per un attimo, infine sputò la pietra che teneva in bocca e gliela consegnò. Così Hailibu prese congedo dal re e uscì dalla reggia. Il piccolo lupo bianco lo seguì per un tratto e prima di prendere congedo da lui lo avvertì: "Ora che hai quella pietra magica, potrai conoscere ogni cosa. Ma sta' attento! Se dirai ad anima viva quello di cui verrai a conoscenza, ti trasformerai in pietra e morirai! Non dimenticarlo mai!". Da quel giorno Hailibu continuò ad andare a caccia come sempre, ma da allora in poi per lui tutto fu molto più semplice: con quella pietra magica egli poteva capire il linguaggio degli uccelli, degli animali piccoli e grandi, così sapeva sempre dove si trovavano le sue prede ed era facile per lui catturarle. Passò molto tempo fino a quando un giorno, mentre camminava in un bosco sulla costa di un monte, sentì alcuni uccelli parlottare fra loro concitatamente mentre volteggiavano nell'aria: "Dobbiamo volare via in fretta da questo posto! Domani le montagne qui intorno saranno scosse da un terremoto tremendo ed erutteranno fuoco e fiamme; i campi saranno distrutti e bruciati e chissà quanti animali moriranno!". Sentito questo, Hailibu non pensò più a cacciare; corse immediatamente al villaggio e radunò i suoi compaesani: "Noi dobbiamo scappare via più in fretta possibile da questo posto" disse. "Non possiamo assolutamente stare qui! Credetemi, dobbiamo andare via!" I suoi compaesani a quelle parole rimasero molto perplessi. Qualcuno pensava che Hailibu fosse diventato matto. Nessuno gli credeva. Hailibu, disperato, chiese a un tratto: "Devo morire per convincervi che sto dicendo la verità?". Alcuni anziani dissero allora: "Tutti noi sappiamo che fino ad ora tu non ci hai mai mentito. Ma adesso te ne esci parlando di disastri, di terremoti, di eruzioni, di fuoco e fiamme. Come fai a sapere queste cose? Chi te le ha dette e come mai sei così convinto che siano vere?". Hailibu rimase un attimo perplesso: se avesse detto loro la verità sarebbe stato trasformato in pietra, se fosse fuggito via da solo tutti gli altri sarebbero periti il giorno dopo. Decise allora di raccontare tutto ciò che gli era successo, da quando aveva incontrato il piccolo lupo bianco fino a quando aveva avuto in dono la pietra magica; quale era la condizione per rimanere vivo e cosa aveva sentito dire dagli uccelli sui monti. Mentre parlava, piano piano il suo corpo s'irrigidiva e si trasformava in pietra, fino a quando davanti alla gente del villaggio non rimase che una statua immobile. Nel vedere quel prodigio tutti radunarono le loro cose e le loro bestie e si allontanarono in fretta da quei luoghi. Già mentre camminavano il cielo cominciò a farsi scuro; nubi nere e minacciose coprirono l'aria mentre boati terribili scuotevano la terra e le montagne intorno. Per tutta la notte seguente una bufera tremenda sconquassò la zona e il giorno dopo le montagne eruttarono fuoco e fiamme, distruggendo ogni cosa nelle valli intorno. Quando fu tutto finito gli abitanti del villaggio commentarono addolorati: "Se Hailibu non avesse sacrificato la sua vita per noi ora saremmo tutti morti in quel disastro!". Allora cercarono la statua di pietra in cui era stato trasformato Hailibu e la portarono in cima a un monte. Da quel giorno in poi non cessarono mai di andare a rendere omaggio a quel piccolo eroe che aveva salvato le loro vite. Ancora oggi esiste quella statua e ancora oggi in Mongolia esiste un luogo che viene chiamato "il monte di Hailibu" e la gente dei dintorni non manca di andarvi in pellegrinaggio per ricordare quell'episodio e quel gesto generoso.
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"Il re degli uccelli" India

C'erano una volta degli uccelli che decisero che dovevano proclamare un re. Si riunirono e decisero che il loro re sarebbe stato il più saggio tra loro, il gufo. Il corvo arrivò in ritardo alla riunione, e disse, astioso: "Come mai avete scelto un vecchio barbogio come re? Dovreste sapere che quello che ci difende di più è spesso la furbizia: vi ricordate la storia dell'airone e del granchio? "Gli altri uccelli non si ricordavano, e quindi il corvo cominciò a raccontare:" C'era una volta un vecchio airone che non riusciva più ad acchiappare pesci. Decise allora di ricorrere all'astuzia: si mise al centro del lago vicino a dove viveva e scoppiò a piangere. I pesci gli chiesero cosa ci fosse e lui rispose di aver sentito alcuni umani dire che avrebbero prosciugato il lago e sarebbero morti tutti loro pesci. Disse però che si offriva di salvarli, trasportandoli nel becco in un lago vicino. I pesci acconsentirono, e l'airone iniziò a prenderne uno per volta nel becco, spiccando un volo e mangiandoseli tranquillamente poco lontano. Un granchio capì tutto e chiese all'airone di salvarlo: ma in realtà gli saltò al collo e lo morsicò finché l'airone mollò la presa. Così i pesci e gli altri animali dello stagno furono salvi". Gli uccelli rumoreggiarono: il corvo in fondo aveva ragione! Ma il gufo gli non è detto che l'opinione della maggioranza sia la migliore: la sai la storia del capretto e del saggio? Tutti gli uccelli vollero sentirla. Il corvo incominciò: "C'era una volta un saggio che aveva ricevuto in dono un capretto da un contadino: se lo caricò sulle s***** e si avviò verso casa. Ad un tratto incontrò tre briganti che cominciarono a dirgli: "Guarda quel sant'uomo che va in giro con un animale disgustoso e sporco sulla schiena!" Il saggio sbalordito riesaminò il capretto: era proprio un capretto! Lo riprese sulle s***** ed i tre briganti continuarono a dire:"Guarda, ha un maiale sporchissimo e puzzolente sulle sue s*****! " Il saggio non sapeva più cosa pensare e pensò che un qualche spirito maligno gli avesse oscurato la vista. Per questo motivo lasciò cadere per terra il capretto e fuggì via. I briganti poterono rubarglielo e mangiarselo. Il gufo si offese tantissimo e volò via; gli altri uccelli e il corvo decisero che si stava benissimo anche senza eleggere un re.
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